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Source: Repubblica.it
Giornali Sportivi
Matteo Castellucci – Britpop
- Dettagli
- Published on Venerdì, 09 Ottobre 2026 09:56
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 23
Dieci anni dopo il referendum che il 23 giugno 2016 portò il Regno Unito fuori dall’Unione Europea, il giornalista Matteo Castellucci torna su uno dei decenni più turbolenti della storia britannica con “Britpop. Da Farage all’ex principe Andrea, da Brexit a Burnham, la politica britannica e la monarchia negli anni più turbolenti”, il nuovo saggio pubblicato da Paesi Edizioni, con la prefazione di Marilisa Palumbo. «Brexit era solo il trailer», scrive Castellucci. Perché quello che sembrava allora un terremoto irripetibile si è rivelato l’anticipazione dell’avanzata del populismo, della crisi dei partiti tradizionali, del ritorno del nazionalismo, dell’immigrazione diventata terreno permanente dello scontro politico e di una crescente sfiducia nei confronti delle élite e delle istituzioni. Il Regno Unito è diventato così un vero e proprio laboratorio politico dell’Occidente contemporaneo. Il racconto parte da quella notte del 2016, attraversa la lunga “guerra” interna ai Conservatori e arriva al collasso di un sistema politico per decenni considerato sinonimo di stabilità. David Cameron convoca il referendum convinto di poterlo vincere. Theresa May cerca di governarne le conseguenze. Boris Johnson costruisce sulla Brexit la propria ascesa politica. Liz Truss resta a Downing Street appena 49 giorni. Rishi Sunak tenta di amministrare quello che rimane. Poi arriva il Labour, prima con Keir Starmer e infine con Andy Burnham, il “Re del Nord” chiamato a interpretare un nuovo reset britannico. Nel frattempo, il sistema bipartitico che per generazioni aveva dominato la politica del Paese si sgretola. Conservatori e Labour perdono terreno, mentre cresce Nigel Farage, l’uomo che più di ogni altro ha trasformato Brexit da battaglia marginale a progetto politico nazionale. Il leader di Reform UK non è più l’outsider che provoca Westminster dall’esterno, e le parole e le paure che ha imposto negli ultimi vent’anni sono ormai entrate nel linguaggio dei suoi stessi avversari. Uno dei paradossi più evidenti riguarda proprio l’immigrazione. Brexit era stata presentata come lo strumento con cui Londra avrebbe “ripreso il controllo” delle frontiere. L’immigrazione dall’Unione Europea è effettivamente crollata, ma quella proveniente dal resto del mondo è aumentata. Nel frattempo, i governi britannici hanno vagheggiato e poi scartato il controverso Rwanda Plan, accordi con la Francia per fermare gli attraversamenti della Manica e politiche sempre più restrittive. E cresce il Bregret, ovvero il pentimento per Brexit. Una maggioranza di britannici considera l’uscita dall’UE una scelta sbagliata, mentre il Paese ha progressivamente ricostruito forme di cooperazione con Bruxelles nei settori della ricerca, della scienza, della sicurezza e persino attraverso il ritorno nel programma Erasmus. Ma “Britpop” racconta anche Buckingham Palace che negli stessi dieci anni attraversa una rivoluzione. Muore Elisabetta II, la sovrana che per settant’anni aveva rappresentato la continuità del Regno. Harry e Meghan abbandonano il servizio reale con la Megxit. Carlo III sale al trono cercando di ridefinire il ruolo della monarchia in una società più giovane, multiculturale e meno disposta ad accettarne automaticamente l’autorità. E l’ex principe Andrea, travolto dai rapporti con Jeffrey Epstein, viene privato dei titoli reali e finisce al centro di un caso senza precedenti nella storia moderna della Corona. Castellucci usa politica, monarchia, cultura pop e humour britannico per raccontare un Paese che continua a oscillare tra futuro e nostalgia, pragmatismo e mito imperiale, anche attraverso una decina di interviste originali. “Britpop” diventa una lente attraverso cui leggere le trasformazioni che, dal 2016 a oggi, hanno investito buona parte delle democrazie occidentali. Brexit è stata vista come un incidente della storia, e non lo era. Tutto quello che è venuto dopo può farla rimpicciolire come cesura, ma dieci anni sono un intervallo di tempo sufficientemente lungo per analizzarla e misurarne le prime conseguenze sulla società e la politica britanniche, e sulla monarchia che le personifica o imbalsama. Per raccontare com’è cambiato il Regno Unito, e anche noi che lo osserviamo, e coglierne la traiettoria dei prossimi anni, tra sfide economiche, sociali e geopolitiche. Un saggio sul Regno Unito come grande solista europeo: brillante, rumoroso, a tratti geniale, spesso convinto che il palco sia suo anche quando la band ha già cambiato scaletta. Tra mito imperiale, pop culture, pragmatismo politico e nostalgia in giacca tweed, il libro racconta le personalità debordanti che hanno costruito l’identità britannica contemporanea, s’interroga sull’influenza e il ruolo che la corona mantiene sulla società, e il suo rapporto complicato con l’Unione Europea. Con tono ironico e tagliente, Britpop indaga il fascino persistente dell’Inghilterra e la sua eterna tentazione di sentirsi «dentro la storia» ma fuori dalle regole del condominio europeo.
In Britpop, Matteo Castellucci offre un’articolata disamina del Regno Unito contemporaneo, concentrata sul decennio successivo alla consultazione popolare del 23 giugno 2016. Pubblicato da Paesi Edizioni con la presentazione di Marilisa Palumbo, il volume non si limita a ripercorrere la Brexit: la interpreta come il primo tassello di una metamorfosi più profonda, destinata a coinvolgere la politica, la società e la monarchia britanniche.
La chiave di lettura fondamentale è già espressa in una formula efficace: «Brexit era solo il trailer». L’uscita dall’Unione Europea, infatti, non viene delineata come un evento isolato, ma come l’anticipazione di dinamiche oggi evidenti in molte democrazie occidentali: la fase critica dei partiti tradizionali, l’affermazione del populismo, il riaffiorare del nazionalismo, la centralità del tema migratorio e la crescente sfiducia verso istituzioni e classi dirigenti.
Castellucci traccia questa traiettoria attraverso i principali protagonisti della scena britannica. David Cameron emerge come l’esponente che indice il referendum convinto di poterlo gestire; Theresa May come la premier travolta dalle ripercussioni del voto; Boris Johnson come il leader capace di convertire Brexit in uno strumento di affermazione personale e di coinvolgimento popolare. Le brevi e drammatiche parabole di Liz Truss e Rishi Sunak completano il ritratto di un Partito conservatore sempre più instabile, spaccato tra pragmatismo e radicalizzazione.
Particolarmente interessante è la rilevanza data a Nigel Farage. La guida di Reform UK non viene descritto soltanto come il principale promotore della vittoria euroscettica, ma come colui che ha contribuito a rimodellare il linguaggio politico oltremanica. Le sue parole d’ordine su immigrazione, sovranità e rapporti con Bruxelles sono penetrate nel dibattito pubblico anche degli avversari, fino a rendere difficile distinguere le posizioni in origine periferiche da quelle ormai assunte dai partiti di maggioranza.
Uno dei passaggi più rilevanti riguarda proprio il paradosso dei flussi migratori. Brexit era stata presentata come il mezzo per «riprendere il controllo» dei confini, ma la riduzione dell’immigrazione europea è stata accompagnata dall’incremento degli ingressi dal resto del mondo. L’insuccesso o il superamento di iniziative come il Rwanda Plan, gli accordi con la Francia e le misure restrittive evidenziano la difficoltà dei governi britannici nel tradurre gli slogan in interventi concreti. Da qui prende forma anche il fenomeno del Bregret, la disillusione per la Brexit, che rispecchia un rammarico sempre più diffuso nei confronti delle promesse della consultazione.
Il testo riesce inoltre a intrecciare la crisi istituzionale con l'evoluzione della Corona. La scomparsa di Elisabetta II segna la fine di un’era e il tramonto dell’ultimo grande punto di riferimento di coesione nazionale. Carlo III eredita un'istituzione chiamata a ridefinire il proprio ruolo in una collettività più giovane, multiculturale e meno proclive ad accettare passivamente l’autorità monarchica. Parallelamente, le vicende di Harry e Meghan e lo scandalo che ha travolto l’ex principe Andrea mostrano una Casa Reale più vulnerabile, esposta e condizionata dai media rispetto al passato.
Il pregio principale di Britpop è proprio l’ampiezza dello sguardo. Politica istituzionale, cultura di massa, monarchia, ironia britannica e identità nazionale vengono messi in correlazione per raccontare un Paese sospeso tra nostalgia per il passato imperiale e proiezione verso il futuro. Il titolo, che richiama una stagione musicale di grande risonanza, agisce come metafora di un Regno Unito ancora convinto di rivestire un ruolo centrale nella scena globale, anche quando il contesto è ormai mutato e la “band” europea ha modificato i propri equilibri.
Lo stile di Castellucci è giornalistico, fluido e brillante. Il registro incisivo consente di snellire una materia articolata senza tralasciare il rigore analitico. Le figure politiche vengono spesso delineate con un efficace senso del paradosso, mettendo in luce contraddizioni, ambizioni e insuccessi.
L’Autore:
Matteo Castellucci - Giornalista del Post, impallinato di politica europea e britannica. Ha scritto due libri per Paesi Edizioni e in entrambi c’è Nigel Farage, solo che uno è un romanzo. Ha lavorato agli Esteri del Corriere della Sera, a Sky TG24 e Linkiesta.

Britpop
Matteo Castellucci
Paesi Edizioni
Categoria Montesquieu
Tema: Regno Unito
Uscita: 2 ottobre 2026
Pagine: 154
ISBN: 9791255411482
€ 15,00
Per ulteriori info:

