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Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
Natura, primo report su "Uccelli comuni": consumo suolo e agricoltura intensiva causano calo specie
- Dettagli
- Published on Sabato, 28 Aprile 2012 17:15
- Scritto da Andrea Turetta
- Visite: 1480
Se gli uccelli selvatici sono in declino, a essere minacciata è la nostra stessa qualità di vita. E’ il messaggio forte che emerge dal primo rapporto “Uccelli comuni in Italia – Gli andamenti di popolazione dal 2000 al 2010” realizzata dalla LIPU-BirdLife Italia con la Rete rurale nazionale e il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, e presentato oggi a Comacchio nell’ambito della Po Delta Birdwatching Fair dal presidente LIPU Fulvio Mamone Capria, da Guido Tellini Florenzano e da Lorenzo Fornasari del coordinamento MITO 2000.

nella foto, un' allodola - di L.Sebastiani
Il rapporto rende noti i dati del progetto di monitoraggio Mito2000, realizzato nel decennio appena concluso, dal 2000 al 2010, su 99 specie di uccelli selvatici “comuni”. Il rapporto ha studiato diversi gruppi di specie a seconda dell’appartenenza all’habitat di riferimento: ad ognuno di questi è stato abbinato un indice di biodiversità, quali il Farmland Bird index (specie ambienti agricoli), Woodland Bird Index (specie ambienti boschivi), e l’All Common Species index (tutte le residue specie comuni non rientranti nei precedenti due).
Dodici specie agricole su 26 studiate, appartenenti al Farmland Bird Index, hanno segnato un declino, 11 sono risultate in aumento e 3 stabili. Tra le specie in declino, a causa della meccanizzazione e intensificazione dell’agricoltura, dell’uso di pesticidi, del degrado dell’habitat appaiono la calandrella (-14,4% il decremento medio annuo, -66% dal 2000 al 2010, in Pericolo di estinzione nella Lista Rossa), l’allodola (-2,9% annuo, – 30% sul decennio, Vulnerabile in Lista Rossa), l’averla piccola (-3,6% annuo e -42% sul decennio, Vulnerabile in Lista Rossa), la rondine (-30% nel decennio), i passeri (-40%), il torcicollo (-56%), la cutrettola (-38%) e il cardellino (-34%). Tra le specie che frequentano ambienti agricoli sono invece in aumento gazza, cornacchia grigia, gheppio, ortolano, rigogolo, usignolo, upupa, tortora selvatica, luì bianco e strillozzo.
Tra le specie boschive invece del Woodland Bird Index (che al contrario del Farmland risulta stabile) sono risultate in declino regolo, cincia mora e ciuffolotto, mentre in aumento il picchio rosso maggiore, il fiorrancino, lo scricciolo, il rampichino comune, il pettirosso e la cinciarella.
<<gli uccelli sono inequivocabilmente degli ottimi indicatori - dichiara Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU-BirdLife Italia – e il loro stato di conservazione è strettamente relazionato alla qualità della nostra vita. Il monitoraggio continuo dell’avifauna è il primo passo per impostare politiche territoriali sostenibili, per questo la collaborazione tra LIPU, progetto MITO2000 e Rete Rurale Nazionale è importante e lungimirante: è un investimento per il futuro>>.
CONSUMO DI SUOLO - I tre indici sono stati calcolati per ognuna delle sei zone ornitologiche identificate: alpina, rilievi prealpini e appenninici, sistemi collinari, pianure, rilievi mediterranei, steppe mediterranee. Il Farmland Bird index è risultato negativo nelle zone di pianura, a dimostrazione di come agli effetti dell’industrializzazione dell’agricoltura si sommi il grave fenomeno del consumo di suolo: cementificazione e sottrazione definitiva di habitat si traduce in un danno per la biodiversità e in particolare un declino degli uccelli in questi ambienti. Un fenomeno, questo, che in collina sono di solito meno accentuati, grazie al fatto che le zone agricole sono caratterizzate da un mosaico di ambienti.
RETE NATURA 2000 - I tre indici di biodiversità sono stati inoltre calcolati sia all’interno dei siti di rete Natura 2000, la rete di protezione della biodiversità dell’Unione europea, che nelle aree esterne ad esse. Anche grazie alla minore urbanizzazione del territorio, e a una più rallentata, o meglio mitigata, trasformazione degli habitat, le zone interne a rete Natura 2000 hanno fatto registrare un Farmland Bird Index con valori più alti.
Il rapporto “Uccelli comuni in Italia” è scaricabile alla pagina www.lipu.it/pdf/uccelli_comuni_in_italia.pdf
SCHEDE
ALLODOLA
Diffusa in tutta Europa negli ambienti aperti erbosi, sia incolti che coltivi e pascoli. E’ in calo del 2,9% (variazione media annuale) e si trova in uno stato di cattiva conservazione. Secondo la nuova Lista Rossa italiana è Vulnerabile. Non si è ripresa dal declino che l’ha colpita nella seconda metà del Novecento. Le cause del declino sono imputabili al degrado dell’habitat, alle bonifiche agricole, alla meccanizzazione e all’industrializzazione dell’agricoltura.
CALANDRELLA
Diffusa nell’Europa meridionale. Migratore transhariano, vive in ambienti aperti, al margine di aree umide o steppiche. E’ la specie che registra un maggior decremento su base annua: - 14,4%. Si trova in un cattivo stato di conservazione, è secondo la Lista Rossa italiana in Pericolo di estinzione (CR – Critically endangered). Le cause del declino sono da ricondurre all’uso di pesticidi, alla meccanizzazione delle pratiche agricole, allo spietramento delle aree steppiche
RONDINE
Uccello simbolo degli ambienti agricoli, nidifica in tutta Europa in colonie, in prevalenza nelle stalle, nelle cascine e nei fienili. E’ legato ad ambienti con presenza di bestiame, che assicura la presenza di insetti, in particolare ditteri, di cui si nutre. Il decremento medio annuo è pari al 2,1%, mentre nel decennio 2000-2010 è pari al 25%. E’ in declino in gran parte dei Paesi dell’Europa centrale, e in passato ha subito un drastico decremento da cui non si è ancora ripresa. Beneficia dei programmi di sviluppo rurale che attivino misure, tra le altre, quali il mantenimento di prati stabili e pascoli, il mantenimento della zootecnia, l’agricoltura biologica, la costruzione e ristrutturazione di edifici compatibili con le esigenze della specie.
PASSERA MATTUGIA
Specie stanziale, nidifica in tutta Europa, e tra i passeri è la specie più legata agli ambienti agricoli. Nidifica in buchi negli edifici e in cavità scavate da altri uccelli sui tronchi degli alberi. Il suo decremento medio annuo è del 3 per cento. E’ classificata come Vulnerabile dalla lista Rossa italiana. Può beneficiare di misure quali il mantenimento delle stoppie in periodo invernale, creazione e mantenimento di siepi, filari e superfici a riposo.
TORTORA SELVATICA
Specie ritenuta un buon indicatore degli ambienti agricoli non semplificati sul piano naturale. La tortora risulta in incremento moderato, tuttavia il fatto che la specie sia risultata a livello europeo in declino marcato nel periodo 1980-1990 e poi moderato nel decennio successivo fa pensare che il monitoraggio italiano, partito nel 2000, sia iniziato quando la specie era già fortemente diminuita. Il suo stato di conservazione è giudicato cattivo, anche se la Lista Rossa non la colloca a rischio di estinzione.
L’Italia, pur non ospitando popolazioni tra le più abbondanti in Europa, svolge un grande ruolo di salvaguardia delle popolazioni europee di questa specie, che migrano attraversando il nostro Paese, collocato in posizione strategica nel Mediterraneo.
www.lipu.it

