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Quotidiani
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Source: Primo piano ANSA - ANSA.it
Giornali Sportivi
A Palazzo Grifalcon la mostra "Idoli – Il potere dell’immagine"
- Dettagli
- Published on Lunedì, 17 Settembre 2018 08:34
- Scritto da Riccardo Bramante
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E’ in corso a Venezia a Palazzo Loredan, sede della Fondazione Giancarlo Ligabue, una interessante mostra dal titolo “Idoli – Il potere dell’immaginazione” che attraverso più di cento opere provenienti da collezioni pubbliche e private offre una sorta di viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta della evoluzione della rappresentazione umana tra il 4000 ed il 2000 avanti Cristo dall’estremo oriente delle civiltà dell’Indo all’occidente della Spagna con l’area del Mediterraneo a fare da trait d’union tra mondi e civiltà così lontane.
Fin dalla preistoria, infatti, l’uomo ha sentito la necessità di rappresentarsi con graffiti, statuette e pitture murali aventi a volte valore simbolico o religioso ma spesso anche con funzioni “politiche” o semplicemente rappresentative della propria figura.
Attraverso le opere in mostra si può seguire la cosidetta “rivoluzione neolitica” che segna il passaggio dalla organizzazione per clan e tribù a più complesse società che, anche grazie alla scoperta di nuovi metodi per la lavorazione dei metalli e di altri materiali, tendono a creare manufatti in cui la figura umana viene rappresentata con le sue caratteristiche fondamentali.
All’inizio queste figure sono quasi esclusivamente femminili con una forte accentuazione delle caratteristiche sessuali (seni e fianchi particolarmente prosperi) per sottolinearne l’aspetto della maternità e della fertilità; di qui le famose “Dee Madri” provenienti dall’Anatolia, dall’Egitto, dalla Spagna e anche dalla Sardegna o i cosidetti “idoli oculari” o idoli-placca in cui l’occhio viene visto come espressione della presenza divina o ancora gli idoli geometrici che tanto colpirono ed influenzarono gli artisti del Novecento.
La creatività dei nostri antenati del periodo neolitico si evolve, poi, nella raffigurazione di personaggi, re, guerrieri e geni come quelli degli artisti della “Civiltà dell’Oxus” nell’Asia centrale che si sviluppano in battaglie cosmiche e mitologiche in cui il “Drago dell’Oxus” è la contrapposizione guerriera della “Dama dell’Oxus”, nota anche come “Venere di Ligabue”.
Ma anche partendo da una solida base storica ed archeologica, la mostra evidenzia anche la qualità artistica dei manufatti in quanto “gli individui che realizzarono quelle sculture erano artisti dotati di grande talento che, muovendosi tra il rispetto dei modelli tradizionali e la creazione innovativa, seppero comunque lasciare un segno”, come giustamente scrive nel catalogo di Skirà la curatrice della mostra Annie Caubet conservatrice onoraria del Museo del Louvre.
E meritoria è stata anche l’attività della Fondazione Giancarlo Ligabue, organizzatrice della mostra, che dal 2016, in continuità con l’omonimo Centro Studi e Ricerche Ligabue, favorisce l’attività di promozione culturale e di ricerca sia in Italia che all’estero.
La mostra rimarrà aperta al pubblico fino al 20 gennaio 2019.
Articolo di Riccardo Bramante

